Visita fiscale INPS e Facebook: attenzione a cosa pubblicate

Oggi vogliamo segnalarvi un articolo pubblicato lunedì scorso da termometropolitico.it in merito all’uso di Facebook (e dei social in generale) in caso di malattia INPS.

Se siete dipendenti, pubblicare i vostri scatti mentre vi trovate in malattia, potrebbe causare il licenziamento.

 

Facebook in orario visita, quando si può usare

In merito alla visita fiscale Inps si può stare al sicuro una volta avvenuto l’accertamento? Va ricordato che la visita fiscale può partire non solo dal primo giorno di malattia, ma può essere ripetuta anche più volte nello stesso giorno o nello stesso periodo della malattia.

Non solo, il rispetto delle fasce orarie di reperibilità è un obbligo da non contraddire e su questo abbiamo già scritto molto. Ma cosa succede al di là di questi orari?

Visita fiscale Inps: occhio a Facebook

Mettiamo caso che un dipendente riceva la visita scale per una malattia che gli impedisce di lavorare. E che magari quella sera vada a una festa e posti le foto su Facebook. Che succede in questo caso? Semplicemente vale il principio secondo il quale se la condotta del dipendente malato è tale da pregiudicarne la riabilitazione, questi può incappare nel licenziamento disciplinare per giusta causa.

E a fare la spia, stavolta, non sarebbe un collega, né tantomeno l’irreperibilità alla visita scale, bensì proprio Facebook. Un danno alla privacy? No, essendo stata quella foto resa volontariamente pubblica. L’avvento del digitale e la sua rapida evoluzione nel nostro Paese sta investendo senza dubbio anche la giurisprudenza e ultimamente molte sentenze che hanno a che fare con il digitale e i suoi usi sono emerse dalla nebbia interpretativa.

 

Visita fiscale Inps: il ruolo di Facebook, cosa dice la Cassazione

 

Rivelatoria in tal senso è la sentenza n. 10955/15 della Corte di Cassazione, che ha stabilito come il datore di lavoro sia legittimato a creare un profilo Facebook falso per controllare i comportamenti dei suoi dipendenti. In particolar modo, valutare se utilizzano eccessivamente il social network durante l’orario di lavoro anziché adempiere alle proprie mansioni. È stato il caso di un operaio abruzzese, licenziato proprio per essere stato “spiato” dal capo su Facebook.

La Cassazione ha pertanto giustificato questo tipo di comportamento da parte del datore di lavoro. Aermando anche che tale opera di controllo “difensivo” possa essere eettuato anche da agenti esterni, come ad esempio le agenzie di investigazioni. La nalità deve comunque rientrare nell’accertamento “di comportamenti illeciti diversi dal mero inadempimento della prestazione lavorativa”.

In merito al datore di lavo, questi “ha posto in essere un’attività di controllo che non ha avuto a oggetto l’attività lavorativa e il suo esatto adempimento, bensì l’eventuale perpetrazione di comportamenti illeciti da parte del dipendente, poi  effettivamente riscontrati, e già manifestatisi nei giorni precedenti”. Nel caso specico, per la Corte si è trattato di un controllo difensivo atto a sanzionare un comportamento capace di ledere il patrimonio aziendale. Anche la creazione del falso prolo Facebook rientra nella modalità di accertamento dell’illecito commesso dal dipendente, “non invasiva né induttiva all’infrazione”.

 

Fonte: https://www.termometropolitico.it