Lavoro, si può licenziare via WhatsApp?

Nei mesi scorsi è uscita una notizia che ha fatto molto discutere. Quattro licenziamenti sono stati comunicati tramite WhatsApp.

Senza riportarVi articoli di codice penale o termini legali, mi chiedo: “Possibile che una comunicazione così importante possa essere inviata con sistemi diversi dalla più classica e conosciuta raccomandata?”

Le nuove tecnologie possono sostituire i vecchi sistemi di comunicazione?

In attesa di modifiche normative che chiariscano il dilemma, i giudici danno le loro risposte, cercando di avvicinarsi più possibile alla realtà di tutti i giorni.

Ad aprile 2016, un giudice del Tribunale di Genova ritenne corretto un licenziamento comunicato via sms. Alla stessa conclusione giunse, circa un mese dopo, un giudice della Corte D’Appello di Firenze. A giugno 2017, un giudice del Tribunale di Catania ritenne idoneo un licenziamento avvenuto tramite WhatsApp.

Il fondamentale requisito per rendere idoneo un licenziamento è la forma scritta, pena il reintegro del lavoratore. Se la vediamo sotto il lato pratico, un sms o un messaggino di WhatsApp assolvono a questo obbligo.

In fondo, ogni giorno comunichiamo attraverso sms (anche se ormai stanno andando in disuso), WhatsApp, Telegram, messaggi vocali, Skype, Facebook Messenger… Quindi non sembra così sbagliato…

Ma un altro requisito è che il lavoratore venga messo a conoscenza del “messaggio di licenziamento”, che acquista efficacia nel momento in cui la persona licenziata ne viene a conoscenza.

E’ possibile essere certi che il destinatario abbia effettivamente letto il messaggio? Una raccomandata può avere la ricevuta di ritorno, un sms o un messaggio di WhatsApp non danno la stessa certezza.

Ma se il lavoratore non riceve la comunicazione perché ha il cellulare spento o non usa più lo strumento con cui si è inviata la comunicazione?

Una persona è obbligata a ricevere comunicazioni indirizzate ad uno smartphone o ad un social network?

Ma dove sono finiti i rapporti personali, la correttezza e la buona fede che devono essere alla base di un rapporto di lavoro?

Come avrete capito, nonostante il nostro rapporto quotidiano con la tecnologia, siamo ancora decisamente più favorevoli alla “meno evoluta” e “più costosa” raccomandata.