La visione di Apple per Siri è morta con Steve Jobs, secondo un ex dipendente

Era facile immaginare che la morte di Steve Jobs avrebbe avuto ripercussioni sul futuro di Apple.

Ma sembra che SIRI abbia pagato, più di altri progetti, la scomparsa del suo ideatore.

I dettagli nell’articolo che vi riportiamo di seguito, pubblicato oggi dal sito hdblog:

 

Siri è al centro di un ricchissimo speciale di approfondimento pubblicato dal The Information, in cui viene raccontata la storia travagliata dell’assistente vocale più famoso del mondo della telefonia mobile. Entrata in Apple nell’agosto del 2010, in seguito all’acquisizione da 200 milioni di dollari dell’omonima startup, Siri è stata per diverso tempo una piattaforma incompleta e traballante, sia dal punto di vista del codice che della gestione, a causa dei numerosi cambi di rotta che hanno impedito ad Apple di avere una visione chiara del proprio prodotto per diverso tempo.

Stando a quanto riportato, pare che sin dai primi tempi ci fossero due fazioni contrapposte sulle possibili applicazioni di Siri all’interno dell’ecosistema della casa di Cupertino. Un gruppo sosteneva che Siri dovesse occuparsi di rispondere in maniera rapida ed efficiente alle domande degli utenti, mentre un’altra riteneva che dovesse essere impiegata per svolgere compiti complessi.

Un ex dipendente di Apple attribuisce a Steve Jobs il merito di essere riuscito a portare ordine all’interno del progetto Siri e si deve a lui l’integrazione dell’assistente all’interno di iPhone 4s nel 2011. Tuttavia, come ben sappiamo, Steve Jobs morì esattamente il giorno seguente alla presentazione, lasciando Apple, a detta del suo ex dipendente, totalmente sprovvista di una visione a lungo termine per Siri.

Siri debuttò su iPhone 4s. Oggi è parte integrante dell’esperienza Apple su ogni dispositivo, da iPhone ad iPad, passando per Mac, Apple TV, Apple Watch, iPod e HomePod

Gli effetti di questa disorganizzazione sono più volte emersi nel corso degli anni, dal momento che, sebbene sia stata la prima assistente virtuale su smartphopne, Siri non è stata in grado di andare oltre quelle che erano le funzioni presentate inizialmente per diverso tempo. Pare che l’iniziale popolarità di Siri avesse colto Apple di sprovvista, la quale non era pronta a fronteggiare una forte richiesta di interazioni e ci sono voluti anni prima che l’infrastruttura fosse aggiornata al punto di permetterne un funzionamento più stabile.

Diverse le curiosità emerse nell’approfondimento, tra cui il fatto che il codice di Siri venne semplificato al punto che servirono appena 5 server per eseguire un componente che precedentemente ne richiedeva ben 500. L’integrazione con le app di terze parti, permessa oggi da SiriKit, venne accantonata quando Jobs era ancora in vita e quando questa tornò tra gli argomenti di discussione, solo molti anni dopo, risultò estremamente complicata da implementare per via della poca flessibilità del codice originale. Diverse anche le dispute interne tra i vari team, come quella che ha coinvolto la sezione dedicata al linguaggio umano e quella di ricerca.

Siri non ha fatto parte del progetto HomePod sin dall’inizio. La svolta è arrivata con il debutto di Amazon Echo

L’infrastruttura di Siri ha ricevuto un grosso aggiornamento nel 2013, quando gli ingegneri della appena acquisita Topsy vennero messi al lavoro su questo aspetto di Siri. Un altro dettaglio interessante riguarda l’integrazione con HomePod. Da quello che è possibile intuire dal report, pare che lo smart speaker fosse già in fase di progettazione nel 2014, tuttavia fu’ solo nel 2015 che il team incaricato di Siri venne a sapere dell’esistenza di HomePod, ovvero solo dopo che Amazon Echo giunse nel mercato. Sembra infatti che la prima versione di HomePod fosse stata concepita come un semplice speaker sprovvisto di funzionalità smart e di Siri.

Molte delle decisioni prese nel corso dello sviluppo della versione 1.0 di Siri hanno avuto impatto negativo per molto tempo e hanno compromesso lo sviluppo dell’assistente nel corso della sua evoluzione. Oggi gran parte di questi problemi, prettamente di natura tecnica, sembrano essere stati messi alle spalle, anche se è innegabile che Siri mostri il peso della sua arretratezza già da diversi anni.

Occorre quindi che Apple intervenga in maniera decisa, probabilmente riscrivendo da capo tutto il codice alla base di Siri, il quale è stato corretto e ampliato nel corso dei suoi 6 anni di vita, ma mai ridiscusso da zero. Apple terrà la WWDC 2018 il 4 giugno a San Jose: speriamo che possano essere presenti novità anche in questo campo.

 

Fonte: https://apple.hdblog.it